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Le
due figure di santi
Sulla parete destra del presbiterio troviamo due figure di santi,
di epoca anteriore agli altri affreschi e quindi quattrocenteschi.
Hanno particolari prospettici tra loro diversi: la donna è
vista di tre quarti, l'uomo è visto frontalmente. Anche le
comici e le aureole sono diverse.
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Il
Martire senza nome
La seconda figura rappresenta un Santo, un martire, come dimostra
la palma del martirio che regge con una mano. Nell'altra reca un
bastone con una croce gemmata. E' un giovane, in veste laica o di
diacono. E' la figura più controversa e, per qualche aspetto,
anche più storicamente interessante.
Prima
identificazione:
S. Arialdo Arialdo fu, verso la metà dell'anno 1000, un acceso
predicatore in Milano, contro il corrotto clero dominante e contro
i nobili che lo appoggiavano.
La sua fazione era nota con il nome di Patarini (straccioni). Arialdo
dopo aver attaccato e fatto fuggire i nobili da Milano, dovette
a sua volta darsi alla fuga. Braccato e catturato fu rinchiuso nel
Castello di Angera e quindi suppliziato nel 1066. I suoi resti furono
nascosti nel Castello di Travaglia, ma ricercati e recuperati, furono
da qui portati trionfalmente a Milano per essere sepolti in San
Celso.
Seconda
identificazione:
San Mamete San Mamete martire di Cesarea, in Cappadocia, che con
l'aiuto del bastone miracoloso trovò un Vangelo sepolto tra
le rovine, che gli consenti di predicare tra i pagani.
Secondo la sua leggenda, nei boschi dove trovava rifugio, veniva
visitato dagli animali selvatici e traeva sostentamento dal latte
delle capre e delle cerve. Gli animali raffigurati nella colonna
accanto avallerebbero questa interpretazione: vediamo un dromedario,
un cervo, un cinghiale, una lince, una capra, un orso.
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