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La
navata
L'interno è estremamente semplice: un'unica breve navata, che porta
i segni del suo progressivo avanzamento. Da una cappella iniziale, in
corrispondenza dell'abside, si va ad un primo prolungamento, che arriva
sino al punto dove la navata si allarga leggermente e, da questo punto,
ad un secondo che raggiunge l'ingresso. Le arcate originali sono la prima
e la terza. Le attuali seconda e quarta furono aggiunte con il rifacimento
della facciata.
Il
presbiterio e l'abside
Dalla navata, con un gradino, si sale al piccolo presbiterio (il luogo
riservato all'officiante) con l'altare e l'abside semicircolare, che costituisce
la parte più antica della costruzione. La parte alta dell'abside,
a forma di semiconca, ne costituisce il catino, la parte bassa, con le
sue pareti circolari, abbraccia l'altare.
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Santa Veronica,
alle sue origini, era molto probabilmente una cappella destinata
alla devozione e al riparo non solo dei pastori e dei contadini
del luogo, ma anche dei numerosi armigeri e serventi del Castello
di Travaglia posto in cima alla Rocca.
La cappella,
che si ritiene risalga al 1200, era compresa nella cinta di fortificaz’one
del castello. S. Veronica costituisce lo straordinario punto focale
di un grande anfiteatro di borghi, di casali, di boschi e di montagne,
e sembra naturalmente destinata ad essere luogo di culto, presente
e visibile a tutti i fedeli di una comunità molto vasta.
Così
come il castello, sul vertice della Rocca, era il centro visibile
comune per le torri di difesa e i posti di guardia raccolti nel
territorio circostante. Il borgo ai suoi piedi, sul lato interno
verso levante, si chiama ancora oggi Castello ed era probabilmente,
alle origini, una pertinenza del sistema fortificato.
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Il
catino dell'abside
E' la raffigurazione di Dio Padre benedicente in gloria, incorniciato da
una ghirlanda di nuvole. Ai suoi lati vi sono le creature viventi e alate
conosciute come "tetramorfo": quattro figure che simboleggiano gli evangelisti
e ne portano il nome scritto sulle lunghe strisce (cartigli): una figura
umana per Matteo, un'aquila per Giovanni, un vitello per Luca e un Leone
per Marco. Le rappresentazioni simboliche sono tratte dall'Apocalisse di
Giovanni. In questo la figura di Cristo è così descritta:
" viene nelle nuvole.... e il capo e i capelli aveva bianchi come candida
lana, come neve" Secondo una lettura che attende conferma dalla critica
iconografica, saremmo davanti ad una inconsueta rappresentazione del "Cristo
canuto" di Giovanni. |
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Gli
Apostoli
Gli affreschi sulla parete circolare dell'abside rappresentano i dodici
Apostoli: Tommaso, Matteo, Giacomo, Bartolomeo, Simone, Giovanni, Pietro,
Andrea, Taddeo, Filippo, Giacomo di Alfeo, Mattia (che ha preso il posto
di Giuda Iscariota). Sotto le figure degli apostoli la parete è
affrescata con fregi decorativi in forma di rete, simbolo dell'attività
degli apostoli "pescatori di uomini". L'altare con l'effigie Cristo. Sul
fronte sotto la mensa c'è il volto di Cristo, che fa da centro
al presbiterio. La figura affrescata rappresenta una "veronica". Le "veroniche"
sono infatti un genere della pittura sacra del medioevo che ripeteva l'effigie
autentica di Cristo (vera icona, immagine dal vero) così come la
tradizione voleva fosse rimasta impressa sul lino con cui una pia donna
deterse il volto di Cristo sulla strada del Calvario. Le attribuzioni
degli affreschi dell'abside. La prima attribuzione è del secolo
scorso, da parte di un religioso e studioso locale, l'allora parroco di
Castello.
segue
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